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Un abuso di "mineralità"?


Sempre più spesso, e forse sempre con maggiore facilità sentiamo parlare di mineralità di un determinato vino: sentori minerali, profumi minerali e tante altre sfaccettature associate con leggerezza a questo termine tanto dibattuto e sempre in discussione.

In questo breve post abbiamo scelto di pubblicare alcune percezioni provenienti da più parti per cercare di analizzare ed affrontare questo delicato "mondo minerale" associato al vino.

La guida AIS - relativa al corso di primo livello per Sommelier - utilizza il fatidico termine “mineralità” quando si affronta la sensazione soporifera di sapidità. In particolare si cita come “la sapidità esprima una piacevole e leggerissima mineralità, che provoca sensazione limacciosa e filante".

Per quanto riguarda il termine minerale associato alla descrizione olfattiva - sempre secondo AIS - si fa riferimento ad un “aggettivo che riconduce a sensazioni odorose minerali e saline, come quelle di pietra focaia e polvere da sparo, petrolio e idrocarburi, grafite e ardesia, a volte un leggero salmastro, caratteristiche di alcuni vitigni e ambienti pedoclimatici, come i Sauvignon Blanc della Loira, i Riesling della Valle del Reno, alcuni Nero d’Avola della Sicilia”.

Il professor Attilio Scienza - in un’intervista rilasciata al settimanale del Gambero Rosso - parla invece di mineralià come termine di successo in ambito comunicativo, a suo modo di vedere perché forse richiama un rapporto quasi fisico con un luogo, soddisfa una ricerca delle origini, la nostalgia dei ricordi. La percezione del termine - sempre secondo Scienza - non è il riflesso imperfetto di un suolo ma una rappresentazione mentale che designa con un sostantivo, un forte potere evocativo. Per il docente universitario chi ama questo descrittore vuole trovare le origini del vino, riscoprire sensazioni fermentative e varietali, profumi difficili oggi da trovare: capaci di ricordare vini non consumistici, con sensori olfattivi che escono dal floreale e dal fruttato. Difficilmente questo descrittore viene utilizzato con una reale conoscenza del sottosuolo tale da presupporre una reale connessione qualitativa.

Nonostante col descrittore “minerale” si voglia veicolare l’idea che elementi minerali del suolo imprimano al vino caratteri unici ed irriproducibili altro, il professor Alex Maltman, dell’Università di Aberystwyth (Gran Bretagna), ricorda coma il vino contenga una serie di metaboliti organici che possono essere percepiti anche a bassissimo concentrazioni, ma la maggior parte degli elementi minerali non hanno alcuna rilevanza sensoriale o, qualora essi ne siano caratterizzati, solitamente questa è sgradevole. Considerazione senza se e senza ma quella del docente universitario che pone il termine in un contesto più comunicativo che altro.

Uno studio effettuato da Jordi Ballester assieme ad alcuni ricercatori dell’Università della Borgogna pubblicato sull’Australian Journal of Grape and Wine Research ha sottolineato come un pool di degustatori - a seguito di uguali assaggi - abbia definito - minerali alcuni vini con accese caratteristiche sensoriali quali acidità, amarezza e note riduttive.

L’attento blogger Giampiero Nadali (Aristide.biz) sostiene che l'equazione "mineralità = identitificazione con terroir" sia un concetto ampiamente diffuso, condiviso, impiegato nel definire il carattere di un vino e nelle strategie per venderlo. E continua: Ma, posti davanti all'indagine scientifica, o più semplicemente alla domanda "ma quali minerali sarebbero presenti nel vino?" non si riesce a dare risposte chiare e convincenti. Da una parte i produttori del Nuovo Mondo (in particolare USA, Australia e Sud Africa), che mettono in dubbio l'evidenza scientifica di un rapporto tra sostanze minerali presenti nel suolo e qualità del vino "scientificamente" attribuibile a questi elementi. Dall'altra, noi europei, che stiamo facendo luce su alcune proprietà della micro-biologia molecolare della vite e dell'uva, per sostenere il concetto di terroir con prove scientifiche circa il contributo delle sostanze minerali al vino.

Un concetto, quello di mineralità, in continua evoluzione, che a fronte di nuove ricerche ed approfondimenti continuerà ad essere sotto la lente d’ingrandimento.

"Mineralità si, mineralità no? In attesa di ulteriori riscontri meglio forse non abusare di questo termine tanto caro al mondo dei degustatori…"

#mineralità #vino

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