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Scrivi “Casetta”, leggi “la Cadalora”: legame fra vignaioli e antico vitigno

Se il vitigno Casetta è legato da lungo tempo al territorio della Bassa Vallagarina, in particolar modo al Comune della Città di Ala ed alle sue frazioni, più precisamente ai territori a nord quali Marani, Santa Margherita e Serravalle, altrettanto si può affermare circa il rapporto di affinità fra questo antico vitigno e l’Azienda Agricola la Cadalora.


La storia della Casetta è paragonabile ad un cammino impegnativo, fatto di salite, discese, strade tortuose, sentieri scoscesi, ancora oggi in divenire grazie agli sforzi ed alla caparbietà della famiglia Tomasi. Una famiglia che da sette generazioni si occupa della coltivazione della vite in Vallagarina, e dal 1982 vinifica le uve di proprietà. L’anno di fondazione coincide con il passaggio di consegne dell’azienda paterna nelle mani di Tiziano e Rodolfo, coadiuvati oggi nella gestione da Michele, figlio di Tiziano, giovane e appassionato enologo. Quello dei vignaioli lagarini è un impegno nel pieno rispetto del patrimonio paesaggistico, culturale e storico alla continua ricerca della qualità. Con un obiettivo ben preciso: produrre vini trentini di caratura internazionale, eleganti e caratteristici.

- all'interno dell'Azienda Agricola la Cadalora


Ma torniamo al vitigno Casetta che da oltre cinquecento anni abita i suoli della Bassa Vallagarina, dove nel corso del ‘900 ha trovato il periodo più florido dal punto di vista della coltivazione della varietà: fino agli anni ‘70 ha rappresentato una delle specie principe dell’areale del Comune di Ala, sopratutto nelle colline a nord nelle frazioni di Marani, Santa Margherita e Serravalle, ma anche - seppur in maniera minore - attorno all’abitato di Pilcante, sulla sponda opposta del fiume Adige. Questo vitigno ha trovato il miglior habitat sulle colline in quanto soffre i ristagni di umidità e nel processo di maturazione è soggetto fragile nei confronti della Botrytis cinerea, questo sopratutto per l’esile spessore della buccia.


Questo fa parte della famiglia delle “Ambrosche”, viti brosche, nate ai margini della vegetazione, generate autonomamente da incroci spontanei tra viti selvatiche della sottospecie Silvestris di Vitis Vinifera e antichi vitigni presenti in zona. Assieme al vitigno Casetta, conosciuto anche come “lambrusco a foglia tonda” per la forma tondeggiante dell’apparato fogliare, fanno parte di questo gruppo di vitigni anche Enantio, o lambrusco a foglia frastagliata, e Ambroscom, quest’ultimo presente in collezione all’Istituto E.Mach di San Michele all’Adige ma non più presente sul territorio.


La sopravvivenza del vitigno in questione è legata fortemente all’impegno dell’azienda agricola la Cadalora. Si perché a metà degli anni ‘90 la famiglia Tomasi incontra un contadino locale che vinifica il vitigno in purezza: è un colpo di fulmine, o meglio è quello il momento nel quale l’azienda agricola con sede a Santa Margherita capisce quanto possa dare quell’antico genere di vite in quei territori, nel luogo in cui è “nato”. Le bottiglie che quel contadino vinifica in purezza risalgono da 15 a 30 anni di vendemmie addietro e parecchi vini risultano eccellenti. Ma ciò che colpisce maggiormente i fratelli Tomasi è il corpo, la freschezza che quel vino riesce ancora a trasmettere, oltre ovviamente al potenziale evolutivo non indifferente. Più o meno nello stesso periodo l’azienda acquista un vigneto con delle vecchie viti proprio di Casetta. La storia del Majere – questo il nome del vino scelto dai vignaioli trentini – muove i primi passi proprio con questa acquisizione.

- composizione dei suoli del vigneto Majere, ricchi di rocce calcaree


Per arrivare all’eccellenza dei giorni nostri la famiglia Tomasi ha lavorato passo passo attraverso molti tentativi: sopratutto realizzando blend per capire al meglio come le componenti principali quali acidità, tannini, colori e componenti aromatiche si comportassero in differenti tecniche di vinificazione e affinamento. Nel 2001 al termine di questo percorso nasce la prima etichetta di Majere vinificata in purezza, 100% Casetta.


Nel contempo Tiziano Tomasi, enologo e fondatore dell’azienda, impegnato nel campo della ricerca presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige si occupa del recupero del vitigno sia dal punto di vista scientifico che legislativo: “La Casetta, a differenza dell’Enantio – spiega Tiziano - non era mai stata inserita in nessun disciplinare di produzione e quindi da un punto di vista legislativo non esisteva. Quindi nonostante le viti fossero coltivate da più di 5 secoli, non era nemmeno permesso produrre vino da varietà non autorizzate alla coltivazione. Per questo l’Istituto si è subito attivato per ricercare, valutare e controllare le vecchie piante presenti sul territorio del basso Trentino e alto veronese, andando a selezionare circa 193 biotipi differenti di Casetta, di fatto salvaguardando la popolazione che si era creata nel tempo”.


Un lavoro che ha prodotto i suoi frutti: “Da lì dopo aver creato un impianto sperimentale nei vigneti di Albino Armani, l’altra azienda che fin da subito ha creduto nella Casetta, lo studio è andato avanti con il monitoraggio delle piante - racconta il vignaiolo lagarino - per arrivare nel 2002 all’iscrizione della varietà Casetta nel “Catalogo delle Varietà nazionali”, e la successiva iscrizione nei disciplinari di produzione della DOC Valdadige e nella IGT Vallagarina”.


I giorni nostri parlano del Majere come uno dei vini di punta dell’Azienda Agricola la Cadalora: autoctono vero, capace di raccontare le origini ampelografche di questo territorio. Il nome deriva da “major”, “superiore” perché la zona di coltivazione sta proprio sopra l’antica Via Claudia Augusta, luogo da sempre legato alla coltivazione dei questa varietà.


Nei giorni scorsi abbiamo vistato il vigneto al di spora del quale l’azienda sta per realizzare un punto panoramico (foto sotto) dal quale ammirare i magnifici scorci della Bassa Vallagarina oltre che i vari appezzamenti di proprietà. Luogo che nel prossimo futuro potrà ospitare degustazioni all’aperto dalla vigna al calice. A breve infatti partiranno anche dei mini corsi denominati “Parlar di Vigne” (CLICCA QUI PER MAGGIORI INFO) in vigneto alla scoperta di quel che è la gestione del vigneto nelle varie fasi della stagione.

- il magnifico scorcio sopra il vigneto "Majere", futuro punto panoramico aziendale


Insomma il lungo cammino iniziato molto tempo fa dell’Azienda Agricola la Cadalora prosegue con passione alla continua ricerca della qualità, supportato dal grande rispetto che la famiglia Tomasi nutre per il territorio in cui risiede. Un territorio magnifico, la Vallagarina, che ha ancora tanto, tanto da raccontare.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Majere 2018 – la Cadalora (CLICCA QUI – sito web)

Casetta Vallagarina IGT

- etichetta Majere 2018


L’impatto - oltre all’aspetto cromatico rubino fitto - è riservato a note fruttate, in particolar modo melograno e marasca. Un sentore vegetale accompagna il sorso, freschissimo: grazie ad un ricordo simile all’alloro e delicate note balsamiche. La tostatura ceduta dalle botti di rovere francese è senza alcun dubbio di pregio ed elegante. Note di caffè accompagnano sullo sfondo assieme ad una spezia leggermente dolciastra. La struttura è notevole, il tannino deciso, il tutto accordato da un'irruenza fresca piacevolissima. Il carattere di questo vitigno è unico: si capisce subito di avere a che fare con un vino che alterna i tratti bruschi delle origini a lineamenti eleganti ricercati da chi questo nettare lo produce. Un primatista che non tutti conoscono, destinato a fare lunga strada. Esce dagli schemi, non si configura come prodotto di massa, anzi di nicchia. Con l’evoluzione – ne parlo a seguito della degustazione dei millesimi 2003 e 2011 – riesce a domare ancora meglio i tratti rustici regalando sensazioni eleganti soprattutto nella direzione delle spezie. Vino importante, per le grandi occasioni. Un filetto di cervo con salsa ai mirtilli potrebbe essere un degno compagno di avventura gustativa.


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