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Alla scoperta di Vino In-dipendente con Stefano Belli

Aggiornamento: mar 3

Stefano Belli è un passionale puro, vero, autentico. Una persona sincera con la quale si potrebbe rimanere a discutere di vino per ore senza mai annoiarsi. Perché nelle sue parole c’è grande rispetto, curiosità e voglia di inviare un messaggio chiaro ai suoi interlocutori.


Stefano Belli

Lui è anima e cuore della manifestazione Vino In-dipendente - ogni anno in scena a Calvisano in provincia di Brescia - che tra l’altro stando alle precedenti edizioni avrebbe dovuto tenersi proprio in questi giorni. L’evento lanciato da Stefano nel 2015, svolto in parte all’interno di una chiesa sconsacrata e nel chiostro adiacente, conta oggi un nutrito team di vignaioli affiatati che hanno deciso con convinzione, grazie alla entusiasta guida del sommelier bresciano, di sposare questo progetto legato all’etica del rispetto della natura, dalla vigna al calice.


Per questo il secondo appuntamento della rubrica “7decimi di curiosità” è dedicato a Stefano, ai suoi progetti, e ai suoi vignaioli, ma pensato anche per tenere viva l’attenzione nei confronti della manifestazione, alla quale abbiamo partecipato con entusiasmo a ben tre edizioni rimanendo sempre soddisfatti della brillante organizzazione.


1- Dove nasce la tua passione per il mondo del vino e quando ti sei avvicinato alla sfera della viticoltura sostenibile?


La passione è nata quasi per caso in occasione della frequentazione del corso di primo livello AIS per provare a capirne di più con un buon calice in mano. Da li è nato un grande interesse per il mondo del vino: ho collaborato negli anni con varie enoteche fino a quando ho sviluppato un maggiore interesse per il vino che amo definire “non convenzionale”, ovvero il meno possibile manipolato, mettiamola così. Il tutto dopo aver assaggiato dei prodotti che mi hanno totalmente affascinato. Era un mondo a me sconosciuto ed ho incontrato delle novità interessanti anche in chiave organolettica. E di lì in poi mi sono avvicinato anche a chi produce questi vini e come li produce. Ho vissuto delle storie molto piacevoli attraverso le quali ho potuto approfondire dinamiche relative a queso universo ed il modo in cui viene vissuto: ovvero maggiore sensibilità che si tramuta in un grande rispetto di tutto quello che la natura regala. Questi vignaioli fanno il possibile per preservare l’ambiente circostante ai loro appezzamenti. Un modo di vivere e lavorare molto similare al mio: ho sempre attenzionato le dinamiche ambientali spendendomi in prima persona. Un ambientalista verace, come mi considerano alcuni amici. Ciò che ci è stato donato è giusto sia preservato, se non migliorato, ma non possiamo permetterci di fare passi indietro. Il volere tutto e subito a discapito di tutto e tutti non fa parte della mia filosofia di vita.


2- Possiamo quindi affermare che il tuo modo di vivere e difendere il territorio sommato all’apprezzamento di vini “non convenzionali” hanno rappresentato le basi per la nascita di Vino In-dipendente. E di conseguenza ne è scaturito un concentrato di cultura a 360° gradi. Giusto?


E’ proprio così e quest’ultima definizione mi piace tantissimo. Si è creata un’atmosfera unica, un team affiatato che ha capito fin da subito il mio intento: mostrare ad un pubblico di qualità le peculiarità di questo filone di produttori. Chi vi partecipa oltre a respirare un’aria speciale si sente parte di un progetto e oltre a ciò spera ovviamente di concludere qualche incontro positivo anche dal punto di vista commerciale. Nel tempo la platea è cambiata, maturata: la curiosità è sempre maggiore, sia da parte di appassionati che da addetti del settore. Il pubblico è aumentato anche nei numeri ma non in maniera esorbitante: ciò che davvero è cresciuto è la qualità dei visitatori come ribadito in precedenza. Nella seconda giornata, il lunedì solitamente, gli ingressi sono raddoppiati soprattutto per quanto riguarda il numero di operatori ho.re.ca.


3- Dicci di più: quali sono i requisiti richiesti per partecipare alla manifestazione?


Nel 2020 ho fatto una ulteriore selezione sulla base di “linee guida" maggiormente restrittive per offrire sempre il meglio in chiave sostenibilità.

Linee guida di partecipazione alla manifestazione

Diciamo che ho lavorato per selezionare ulteriormente ed offrire al visitatore prodotti il più possibile in linea con il rispetto della natura, della vigna e della sostenibilità ambientale. L'ultima edizione a detta dei produttori è risultata essere una delle manifestazioni più selettive in circolazione. Questo non può che essere visto da parte mia in maniera assolutamente positiva.


4 Veniamo all'attualità. Oggi ci troviamo difronte ad un'accelerazione digitale che però non può farci perdere di vista l'aspetto della convivialità. Quanto bisogno c'è di un vino conviviale rispetto ad un vino digitale?

Tantissima. Nei giorni scorsi ho fatto visita ad un piccolo produttore e abbiamo affrontato proprio questo argomento: quanto manca il contatto sociale, la voglia di partecipare assieme ad una manifestazione, la possibilità di degustare con spensieratezza, la volontà di comunicare dal vivo: tanta necessità di interfaccia in presenza. Fra produttori manca anche il confronto che si faceva in azienda: ritrovarsi per discutere del lavoro in vigna, confrontandosi, ovviamente davanti ad un calice. La macchina social rappresenta uno strumento utile per il marketing ed il commercio non lo metto assolutamente in dubbio ma per molti è un ostacolo, un doversi ripiegare a tutti i costi per crearsi una immagine digitale.


5 Con questa veloce rincorsa ai social può esserci il rischio della creazione di immagini distorte rispetto alla realtà?

Esattamente. Sono nate delle figure di vignaioli occupati maggiormente sui social che in vigna. Proprio oggi ho pubblicato sul mio profilo una immagine di un vigneto con lo slogan “- social + vigna” quindi mi trovi perfettamente allineato con questa tua affermazione. Sono strumenti da utilizzare con attenzione perché il rischio è quello, per il consumatore, di trovarsi difronte ad una immagine disallienata rispetto alla realtà.


6 Quale invece il messaggio di speranza targato Stefano Belli per gli amici vignaioli?


Auguro di cuore a tutti di uscire al più presto da questa situazione. Un momento difficile non solo a livello sanitario ma anche economico. Prima si riuscirà a tornare alla normalità prima si potrà tornare a vivere come prima, forse con ancora maggiore consapevolezza. Spero che questa contesto non abbia intaccato il loro modo di approcciarsi alla vita e al mondo del vino. Auguro davvero tutto il bene e spero che il loro modo di essere e vivere l’ambiente possa ritornare ad essere un messaggio straordinariamente positivo al termine di questa brutta avventura.


7 Tornando a Vino In-dipendente, ci aspetta qualche novità per il prossimo futuro?


Innanzitutto spero si riesca a fare una campagna vaccinale adeguata quanto prima. La volontà è quella di riuscire a programmare - al termine della stagione estiva - una domenica per un'edizione straordinaria di Vino In-dipendente 2021: ho già localizzato un chiostro all’aperto risalente al 1200 d.C. sempre a Calvisano. L’augurio è proprio quello di riuscire a dare un segnale positivo di ripartenza nel segno dell’etica produttiva. Una "festa della ripartenza": vorrei conciliare tutto in un solo giorno, anche con del piacevole accompagnamento musicale, magari la sera, al fine di regalare anche un po' di spensieratezza, che oggi manca a tutti.

Un'immagine di Vino In-dipendente

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