Viaggio tra le eccellenze di Speri, Benevelli e Canalicchio di Sopra
- mikzomer
- 4 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Recentemente ho avuto il piacere - assieme ad un gruppo di amici che condividono la stessa passione - di partecipare ad una degustazione. L'obiettivo era ambizioso: esplorare tre terroir di primo ordine — Valpolicella, Langhe e Montalcino — attraverso le etichette di tre cantine che ne rappresentano il cuore pulsante.
Ci siamo soffermati sul confronto tra la freschezza delle annate giovani e lo stato di salute dell'annata 2020, un millesimo che si sta rivelando piacevolmente fruibile ed equilibrato. Ecco il breve ma puntuale racconto di ciò che abbiamo trovato nei calici.
1. La Valpolicella di Speri: dalla freschezza alla gloria dell'Amarone
Valpolicella Classico 2025: Assaggio di gioventù disarmante. Fruttato, croccante e di una bevibilità che invita al secondo calice. È la dimostrazione di come la Valpolicella possa essere un vino di grande attualità senza pesi superflui.
Valpolicella Classico Superiore Sant'Urbano 2020: Qui il 2020 inizia a mostrare la sua stoffa. Un vino che ha trovato il suo equilibrio perfetto: la struttura è solida, ma il sorso resta vibrante.
Amarone della Valpolicella Classico Sant'Urbano 2020: se vi fosse una corrente, farebbe parte sicuramente di un nuovo filone interpretativo del più importante vino della Vallolicella. La scelta di evitare le celle di appassimento forzato rende questo Amarone un campione di equilibrio. Nonostante l'importante gradazione, non stanca, rivelando note di ciliegia sotto spirito, spezie dolci e una trama tannica setosa.
2. Le Langhe di Benevelli: il rigore di Monforte
Langhe Nebbiolo 2024: Un assaggio energico, dominato da un frutto rosso brillante e da una freschezza che solletica il palato. È il preludio ideale per capire la purezza del vitigno.
Barolo Le Coste di Monforte 2020: Un vino di precisione. Si presenta con un'esplosione di note balsamiche e una trama tannica fitta ma composta. Un'eleganza che gioca sulla lunghezza.
Barolo Ravera di Monforte 2020: Il confronto con Le Coste è stato illuminante. Differenza notevole. Ravera ci è parsa menzione geografica di potenzialità evolutive importanti. Il 2020 qui è monumentale: tabacco, sottobosco e una spina dorsale acida che garantisce futuro radioso.
3. Montalcino: la nobiltà di Canalicchio di Sopra
Rosso di Montalcino 2024: Un vino "scacciapensieri" solo nel nome, perché la qualità espressa è altissima. Dinamico, floreale e di una pulizia aromatica esemplare. Un vino apripista, che segna in maniera decisa la mano del produttore, che poi si conferma nei calici successivi.
Brunello di Montalcino 2020: L'annata 2020 ha regalato a questo Brunello un equilibrio magico. Si percepisce la sapienza nel gestire il legno: le note di vaniglia e cacao sono solo sussurrate, lasciando spazio a un frutto integro, un profilo mentolato e una sapidità che fa da contraltare alla potenza.
Brunello Vigna La Casaccia 2020: Fra le gemme della serata. Un vino che parla di un terroir specifico, dove il mix del sottosuolo dona una vibrazione unica. È un Brunello austero ma allo stesso tempo voluttuoso, con un finale che sembra infinito. Un'espressione che riflette un mix fra eleganza e struttura.
Conclusioni: cosa ci portiamo a casa dall'annata - 2020
Degustare queste etichette in parallelo è stato un esercizio di stile. Le differenze fra areali e vitigni, ovviamente sono notevoli, questo lo sapevamo ancora prima di iniziare. Il 2020, visto da più prospettive, si è confermato un millesimo di EQUILIBRIO in tutte e tre le zone: non abbiamo trovato "cotte" o eccessi, ma grande PIACEVOLEZZA. Speri ci ha regalato la raffinatezza della tradizione veneta, in versione molto snella, moderna; Benevelli il timbro di Monforte, austero; Canalicchio di Sopra la nobiltà senza tempo del Sangiovese, imponente ma mai sopra le righe.
Il verdetto della serata? Se cercate un vino da bere oggi, i "base" (Valpolicella e Rosso di Montalcino) sono stati strepitosi, i 2020 sono già pronti per regalare emozioni immense, e - probabilmente - qualche gioia in più per chi avrà la pazienza di farli riposare ancora qualche anno.
wineblog indipendente
a cura di Michele Zomer










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