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Codronchio, (raffinata) albana fuori dagli schemi

Ci sono vini ai quali si è più legati di altri. Per legame affettivo, per il sorso unico, in virtù di una complessità disarmante, struttura incantevole capace di ammaliare. L’albana secca, da vendemmia tardiva, ottenuta da uve botritizzate prodotta alla Fattoria Monticino Rosso è uno di questi. Non è un’albana qualsiasi, è fra i vini ambasciatori di Romagna. Svetta fra le tipologie di albana prodotte.

Se l’ambasciatore dei vitigni a bacca rossa romagnoli è il Sangiovese, si può dire altrettanto - forse di più addirittura - per l’albana per quel che concerne la tradizione in stile bianchista.

Sulle prime colline romagnole, che da Imola portano a Monte Catone, trova sede questa azienda agricola, di impronta territoriale. Dico vera perché al centro dei progetti ci sono i vitigni tradizionali. In particolare modo l’albana. Si perché nonostante una gamma molto fornita a questo vitigno sono riservate attualmente ben quattro versioni. Due secche - una classica ed il Codronchio appunto - un vino dolce passito ed uno spumante metodo classico non dosato, che affina 36 mesi sui lieviti, anche questo parecchio interessante. L’albana qui non è mai stata in discussione, anzi in gran fermento e continua evoluzione.

Al Monticino Rosso il valore umano delle persone si abbina perfettamente alle caratteristiche del vino di punta, Codronchio. Ho visitato l’azienda tre volte negli ultimi tre anni, senza tenere conto dei passaggi in fiere come Vinitaly e anteprime territoriali: Luciano, guida aziendale, ha un fare gentile, ama il suo lavoro ed incarna la nobiltà, anche nei modi, quella nobile eleganza che sprigiona al naso e al gusto il suo albana di punta. Ama la modernità, come i suoi strumenti di cantina, la stessa modernità con la quale ad inizio anni duemila - 2001 precisamente - ha progettato, assieme al suo enologo di fiducia, Giancarlo Soverchia, questa chicca. E poi è carismatico, colpisce per l'amore verso il territorio, il suo impegno è un incessante inno alle origini, come l'uva del Codronchio. È un vino che trasmette il valore delle persone che lo producono. È un vino che vuole anche ricordare chi quelle terre le ha curate in passato: i conti Codronchi Torelli, nobili appunto, in pieno stile "Codronchio". E poi ci sono le sinuose colline imolesi, scorci che creano un panorama fiabesco, con nebbie e foschie che in certe condizioni climatiche avvolgono e abbracciano i vigneti. Insomma un mix che affascina.


IL VINO


Io ne amo la struttura. Capiamoci: una struttura sostanziosa corredata da salinità e freschezza importante. Qui l'equilibrio ha un senso. Un senso di piacere immenso che speri non finisca presto. Sensazionale vino da abbinamento che talvolta considero da meditazione. Si perché amo meditare su tutte le sfaccettature - e sono tante - che regala questo sorso. Quando si parla di vini che hanno un anima non si può assolutamente dimenticare questa splendida versione di albana. Un azzardo dei primi anni duemila. Che oggi è icona della prima collina di Romagna. Orgoglio non solo del territorio di riferimento. Di sentori inutile parlare: sono tanti, infiniti, ogni volta che assaggio questo vino ne scorgo di nuovi. Una sorpresa che non va svelata.

Per la produzione si parte da rese contenute, circa 50 quintali per ettaro. Le uve surmature sono lasciate in pianta fino all’attacco del primo stadio di botrytis cinerea, cosiddetta “muffa nobile”. Questa tecnica è vera arte, affinata nel tempo, che necessita di tanta esperienza,. L’epoca di vendemmia mediamente è compresa fra i mesi di ottobre e novembre. L’uva appena giunge in cantina viene immessa in una moderna pressa sottovuoto, che lavora in assenza di ossigeno, e produce il mosto fiore. Dopo la pressatura soffice il tutto viene portato ad una temperatura di 5 °C per favorire la naturale separazione delle parti solide del mosto, per decantazione. E così dopo il travaso iniziale si passa alla fermentazione alcolica: avviene in acciaio, ma con affinamento delle fecce fini in barrique francesi. Le due masse vengono poi rimesse assieme verso la fine della stagione invernale. Il vino giunge in commercio sedici mesi dopo la data di vendemmia, otto dei quali passati in bottiglia. E’ un vino che non svolge la fermentazione malolattica per preservare la freschezza e controbilanciare la morbidezza e il titolo alcolometrico, mai eccessivo comunque.


Dimenticavo: l'ultima annata degustata è la 2020. Assoluta garanzia.


Michele Zomer

#semplicementeVino


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