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Marzemino, impronta lagarina e Maso Salengo

Aggiornamento: 16 giu 2023

Marzemino fresco, d'annata? Giovane e fragrante? Semplice, lavorato in acciaio? Non solo: vi sono delle interpretazioni più elaborate che nell'ultimo decennio hanno messo in luce il vitigno sotto altro forma. Chi per maggiore struttura, chi per utilizzo di contenitori in legno (di varie dimensioni) e dunque maggiore complessità e talvolta vena tannica, chi mediante l'utilizzo - in parte - della tecnica dell'appassimento oppure per raccolta parziale di uve surmature. Insomma un mix produttivo che fa bene alla varietà, permettetemi, un po' sottovalutata talvolta messa ingiustamente da parte, soprattutto dai locali, per una errata associazione ad interpretazioni poco aggraziate del passato che hanno messo in risalto "negativo" tratti a volte rustici, un po' verdi, difficili.

In realtà il marzemino ha l'incombenza di essere impronta rossista della Vallagarina in chiave autoctona, tradizionale per eccellenza. Un'incombenza importante, ma stimolante. Una missione che va supportata soprattutto da chi vive sul territorio. Badate bene non mi piace vedere il bello a tutti i costi, ma ho l'impressione che ultimamente nel mondo del vino - soprattutto lagarino - si tenda ad osservare nuove interpretazioni, come illazioni nei confronti della tradizione. A parer mio occorre sostenere con forza chi oggi sceglie o ha scelto - sociali e vignaioli, senza distinzioni - di mantenere ancorate le radici del vitigno marzemino alle terre trentine, lagarine in particolar modo. E con altrettanta forza chi tenta di ri-lanciare la varietà sotto nuova veste: simile o meno alle versioni più tradizionali piuttosto "semplici", ma anche chi sceglie produzioni stilisticamente "moderne” maggiormente complesse ed elaborate, ottenute da rese contenute, attenzione maniacale in vigna e cantina. Perché solo un mix di produzioni che si rispettano l'un l'altra senza attenersi scrupolosamente a vessilli del passato possono portare il marzemino a navigare rotte inesplorate, ottenendo maggiore attenzione, anche dalla critica, che spesso ha etichettato in maniera affrettata questo vitigno, ancor prima di porre il calice sulle labbra.

Profilo sensoriale vitigno Marzemino


I numeri oggi sono quel che sono. All'apice della produzione il marzemino ha rappresentato il 3,7 della produzione trentina, correva l'anno 2005. Dei 10199 ettari vitati trentini - dati 2020, provincia - il marzemino conta 274, risultando essere il quarto vitigno a bacca rossa trentino, dietro teroldego, merlot, pinot nero, davanti a schiava e lagrein. Numeri che dicono questo in sostanza: oggi dopo 18 anni - dai dati del 2005 - rappresenta il 2,7 della produzione trentina. In sostanza ha perso un punto percentuale. Non è una perdita di poco conto. Per questo va sostenuto con forza. L'essenza della territorialità va tutelata e supportata, soprattutto se vi sono indubbie qualità. Anche nelle diversità.



Nei giorni scorsi mi sono imbattuto per la seconda volta nel giro di un mese in una versione che mi ha colpito. Ben fatta. Facilità di beva disarmante. Ma allo stesso tempo gran bel corredo di profumi e buona struttura. Ciò che maggiormente ha attirato la mia attenzione e che deve far riflettere i più è la tenuta nel tempo che mostra questa interpretazione del vitigno. Maso Salengo "Marzemino Superiore sottozona Ziresi" 2018: fermentazione in acciaio, affinamento in legno di grandi dimensioni non di primo passaggio, e adeguata sosta in bottiglia prima della messa in commercio. Un vino affascinante ricco di sentori: amarena, sentori speziati, erbe aromatiche, note terrose, la classica viola del marzemino. Delicatamente tannico in linea con la caratteristica varietale. Si beve con una facilità disarmante. Piace davvero tanto. L'azienda ha sede a Volano, la mano aziendale mi ha ammaliato in passato per la produzione di vini rossi e anche in questo caso ha fatto breccia.


Chiudo con una considerazione forse un po’ semplicistica, che allo stesso tempo vuole essere di grande rispetto nei confronti delle parole di Mario Soldati in “Vino al Vino”. Nel suo primo viaggio - era il lontano 1968 - incontrando il marzemino di un produttore della Basa Vallagarina scrisse: “Colore rosso scuro denso, tannico, dall’intenso profumo di frutta. Va bevuto giovane. Buonissimo sulle carni. Insuperabile con i formaggi, appunto per il suo sapore fruttato”. Ecco oggi il marzemino è cambiato e sta cambiando, pur conservando i suoi tratti originali, le caratteristiche varietali. In particolare sul fatto che vada bevuto giovane si potrebbe discuterne per ore, riferendomi alle versioni più elaborate: magari parlandone anche con Maso Salengo, i fratelli Mattè, Vivallis, Eugenio Rosi. Riflessioni da fare appunto difronte a un calice.

Tutto dipende da come si interpreta. Come si produce. Dalla resa in vigneto. Dalla maturazione delle uve. Storie da scrivere per un Trentino, una Vallagarina, di qualità.


W il marzemino e lunga vita.

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