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Densità d’impianto, breve excursus

Aggiornamento: mar 23

Ho scelto di approfondire in maniera abbastanza elementare questo aspetto legato alla viticoltura perché nelle uscite in cantina, parlando del vigneto, il produttore spesso va a toccare questo tasto. Un tasto delicato che merita attenzione per una più corretta comprensione della programmazione in fase di realizzazione dell'impianto in vigna.

foto: cantineastroni.com

Con il termine DENSITA' D'IMPIANTO si intende il numero di piante presenti su un ettaro di terreno. Questo concetto è il risultato del prodotto di due variabili: la distanza tra i filari e la distanza tra i ceppi (sesto di impianto). L’alta densità di impianto determina maggiore competizione tra le piante per la ricerca delle sostanze nutritive presenti nel terreno. Questa competitività fa ridurre lo sviluppo della parte vegetativa (foglie e frutti), portando a grappoli ed acini più piccoli. La riduzione del diametro degli acini comporta l’aumento del rapporto superficie/volume dell’acino e quindi una produzione di maggiore qualità


Questo principio è ritenuto un cardine della viticoltura francese, secondo cui la qualità è ottenuta soltanto se la produzione del singolo ceppo non si spinge oltre la “soglia critica” di 1,5-2 kg di produzione di uva. Questa tendenza è stata ripresa anche da parecchie aziende al di fuori del confine cisalpino che hanno sposato la seguente logica: più piante per ettaro, meno produzione per singola pianta e per ottenere maggiore qualità del frutto. Ovviamente alla densità di impianto vengono associate altre tecniche, necessarie per completare il il percorso produttivo, ovvero, potatura e diradamento. Queste azioni hanno lo scopo di tenere sotto controllo la cosiddetta “soglia critica” evitando un surplus che andrebbe ad intaccare il concetto chiave di qualità.


Questo concetto si interseca a pieno con quello di resa per ettaro, che spesso viene considerato come indice qualitativo assoluto. In realtà - come vediamo nell’immagino seguente - una resa di 100 quintali per ettaro può essere ottenuta in diverse modalità. Se disponiamo di una densità di impianto medio costituita da 5000 ceppi per ettaro ed una produzione per ceppo di 2kg, raggiungeremo la resa mantenendo uve di qualità. Se invece abbiamo a disposizione 1250 ceppi per ottenere 100 quintali dovremo chiedere al singolo ceppo una produttività di 8 kg di uva, ottenendo così uve di minor pregio.

foto: Assoenologi.it

Ovviamente questo credo non è un dogma assoluto. Diversi studi recenti hanno dimostrato come un amento di produzione per ceppo - sempre all’interno di certi ranghi - abbia comunque garantito una sostanziale qualità delle uve raccolte.


Secondo questi studi esistono altri fattori determinanti per la qualità delle uve. Una di questi ad esempio è il rapporto fra superficie fogliare elaborante e produzione: è indubbio infatti che in alcuni ambienti, proprio in funzione delle specifiche condizioni, la soglia di 1,5-2 kg/ceppo può essere certamente adeguata per massimizzare la qualità, ma potrebbe risultare troppo elevata in aree molto povere o troppo ridotta in zone più fertili, dove potrebbe determinare, nell’ ordine, uno sviluppo vegetativo stentato o eccessivamente rigoglioso, con effetti negativi sulla maturazione in ambedue i casi. Soprattutto nel caso di vitigni vigorosi, climi caldi e terreni fertili la “ricetta francese” dell’alta densità di impianto potrebbe non rivelarsi la scelta migliore. Indicativamente, in funzione dei sesti di impianto, un vigneto si può considerare:


---> a bassa densità, con meno di 3000 ceppi per ettaro

---> a media densità, con 3000 fino a 6000 ceppi per ettaro

---> ad alta densità, sopra alle 6000 ceppi per ettaro


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