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Pecorino: il vitigno e Vignagiulia 2014 di Emanuele Dianetti

Aggiornamento: 10 ago

Breve storia del vitigno e di un vino che ha sfoderato grande stoffa.


GLI ALBORI DEL RECUPERO DEL VITIGNO

Il Pecorino trova una seconda vita grazie ad alcuni lungimiranti attori della storia vitivinicola marchigiana, in particolare grazie alla figura di Tedoro Bugari (in foto), enotecario ed esperto sommelier, fra i padri fondatori di AIS, che verso la metà degli anni Settanta ebbe modo di assaggiarne una vinificazione artigianale di un suo allievo nella campagna di Loro Piceno. Rimase esterrefatto: capì fin dal principio che quel vitigno avesse delle grandi potenzialità tant’è che non esitò ad etichettarlo come “rosso vestito di bianco” per

l’importante struttura. A distanza di qualche anno, Guido Cocci Grifoni, vignaiolo piceno in foto, amico di Bugari, decise di intraprendere un percorso di recupero di antiche marze in una piccola frazione del comune di Arquata del Tronto piantando alcuni filari sperimentali ad Offida. Prese avvio così uno progetto di recupero coadiuvato dall’Istituto Sperimentale di Viticoltura di Conegliano e da Leonardo Seghetti professore dell’Istituto Tecnico Agrario di Ascoli. Bugari continuò il suo impegno in qualità di assaggiatore all'interno del panel di degustazione per le prime vinificazioni sperimentali. Altro nome di riferimento per l’avvio produttivo del Pecorino fu Domenico Capecci che nel 1990 mise a disposizione un ettaro ad Assam (Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Regione Marche) per alcune sperimentazioni al fine di studiare alcune varietà, fra cui appunto “lu pecorì”, il Pecorino. Nel frattempo Cocci Grifoni nel 1990 uscì con la prima bottiglia “Vino da Tavola Bianco Paglierino Podere Collevecchio”, a cui fece seguito nel 1994 il vino dei Capecci “Vino da Tavola Colle di Guardia”.


LE ORIGINI LONTANE DEL PECORINO

La storia di questo varietà è ovviamente più antica del suo “recente”recupero. Il Pecorino infatti - come attestano alcuni scritti risalenti al 1875 - pare sia originario del maceratese, in particolare della zona annessa a Visso, nei pressi dell’Appennino umbro-marchigiano. Verso la fine del’Ottocento era conosciuto anche come Vissanello (da Visso), Norcino (da Norcia), Pecorina, arquatanella-arquitano (per la coltivazione massiccia nella zona di Arquata), Vecia (in provincia di Ascoli), Dolcipappola (in Umbria). Altri invece considerata l’attività prevalente ai tempi, ovvero la pastorizia, lo conoscevano come "uva delle pecore". Da vitigno presente storicamente nella provincia di Ancona, nel Folignate, nell’alto Lazio e in Abruzzo, alla fine degli anni Settanta rimaneva presente soltanto in alcuni appezzamenti del Piceno, in particolare nei comuni di Arquata del Tronto e Acquasanta Terme.


IL VITIGNO E LE SUE CARATTERISTICHE

Grande struttura acida e precoce capacità di immagazzinare zuccheri sono le due peculiarità principali di questa varietà. Vitigno di vigoria medio-bassa con portamento della vegetazione semieretto. Si adatta bene ai climi temperato-caldi e a suoli argillosi leggermente calcarei. Regala vini di colore giallo paglierino scarico, di elevata acidità, con aroma fruttato, fresco e con note leggermente speziate. Può raggiungere ottima struttura. Si possono ottenere importanti vini fermi, anche da invecchiamento. In linea di massima è poco sensibile sia alle malattie che alle avversità climatiche.



Una delle caratteristiche principali di questo vitigno è quella di mantenere acidità elevata all’avanzare della maturazione delle uve, come riportato in questo <-- grafico di studio di campionamento, che dimostra come l’acido tartarico rimanga pressoché invariato all’aumentare della maturazione - in questo caso nei mesi di settembre-ottobre.

fonte: tesi di Laurea dottor Lucio Brancadoro


IL PECORINO OGGI

Ad inizio anni 2000 erano stimanti in Italia 87 ettari vitati di questa varietà, nel 2010 invece 1449 a dimostrazione di come l’areale marchigiano ed in seguito quello abruzzese abbiano mostrato grande interesse nel recupero di questo vitigno. Numeri che rendono ancora maggiore importanza al lavoro di recupero svolto in favore di questa antica varietà. Oggi sono iscritti cinque cloni al catalogo nazionale delle varietà di vite e la sua produzione è prevista in una DOCG, “Offida”, e in ben cinque DOC: nella regione Marche come “Falerio”, “Colli Maceratesi”, in Abruzzo invece “Terre Tollesi”, “Controguerra” e “Abruzzo”. Ben venti le Indicazioni Geografiche nel quali è previsto il suo utilizzo, tutte fra Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio, proprio come un tempo.

foto: vivairauscedo.com

Non vi è dubbio che le produzioni più interessanti oggi derivino dalle coltivazioni del Piceno. A tal proposito nei giorni scorsi a casa dell'amico Giacomo Debiasi, grazie ad una sua selezione, abbiamo degustato tre bottiglie di aziende e annate differenti.



Abbiamo scelto di recensire quella che ha stupito di più. A dire la verità il Vignagiulia 2014 di Emanuele Dianetti ha completamente squarciato la degustazione ritagliandosi tutto il tempo necessario per essere apprezzato. Un risultato strepitoso a distanza di tempo.


VIGNAGIULIA OFFIDA PECORINO 2014 - EMANUELE DIANETTI

Il colore è straordinario: dopo 8 anni dalla vendemmia è giallo paglierino con nitidi riflessi verdolini a significare visivamente una tenuta cromatica impressionante. Ciò che ne segue al palato è in piena continuità con quanto osservato: lime, pesca e delicate note floreali si associano a pietra focaia, che certificano evoluzione con nitidi sentori di freschezza. Poi ancora note burrose e un lieve sentore di nocciola. Complesso ed integro. Persistente, dotato di grande beva. Durante il sorso (continuo) ho pensato che questo sia un inno al Piceno: nel calice la freschezza ricorda la brezza che scende dal Monte Ascensione e raffresca il clima della Val Menocchia mentre la sapidità proietta la mente sulla meravigliosa costa marchigiana, la Riviera delle Palme. E poi ancora - da attento osservatore - pare quasi che il verde lime presente in etichetta sia la prima indicazione della carica giovanile di questo prodotto ed invece il carattere dorato del nome “Vignagiulia” il messaggio subliminale circa la capacità di evoluzione nel tempo. Pulizia associata a potenza evolutiva con una grande mole di vivacità: uno spettacolo. Questo Pecorino non teme confronti con altri grandi vini italiani vinificati e affinati in acciaio.


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